jueves, 2 de agosto de 2012

Music: Fabrizio de Andre - Fila la lana - Marcia nuziale - Nuvole Barocche - Princesa - Si chiamava Gesu - 5 Vids - Lyrics




Fabrizio de Andrè - Fila la lana
video


Nella guerra di Valois
Il Signor di Vly è morto,
Se sia stato un prode eroe
Non si sa, non è ancor certo.

Ma la dama abbandonata
Lamentando la sua morte
Per mill'anni e forse ancora
Piangerà la triste sorte.

Fila la lana, fila i tuoi giorni
Illuditi ancora che lui ritorni,
Libro di dolci sogni d'amore
Apri le pagine al suo dolore.

Son tornati a cento e a mille
I guerrieri di Valois,
Son tornati alle famiglie,
Ai palazzi alle città.

Ma la dama abbandonata
Non ritroverà il suo amore
E il gran ceppo nel camino
Non varrà a scaldarle il cuore.

Fila la lana, fila i tuoi giorni
Illuditi ancora che lui ritorni,
Libro di dolci sogni d'amore
Apri le pagine al suo dolore.

Cavalieri che in battaglia
Ignorate la paura
Stretta sia la vostra maglia,
Ben temprata l'armatura.

Al nemico che vi assalta
Siate presti a dar risposta
Perché dietro a quelle mura
Vi s'attende senza sosta.

Fila la lana, fila i tuoi giorni
Illuditi ancora che lui ritorni,
Libro di dolci sogni d'amore
Chiudi le pagine sul suo dolore

 


Fabrizio de Andrè - Marcia nuziale
video
 
Matrimoni per amore, matrimoni per forza
ne ho visti di ogni tipo, di gente d'ogni sorta
di poveri straccioni e di grandi signori
di pretesi notai e di falsi professori
ma pure se vivrò fino alla fine del tempo
io sempre serberò il ricordo contento
delle povere nozze di mio padre e mia madre
decisi a regolare il loro amore sull'altare.

Fu su un carro da buoi se si vuole essere franchi
tirato dagli amici e spinto dai parenti
che andarono a sposarsi dopo un fidanzamento
durato tanti anni da chiamarsi ormai d'argento.

Cerimonia originale, strano tipo di festa,
la folla ci guardava gli occhi fuori dalla testa
eravamo osservati dalla gente civile
che mai aveva visto matrimoni in quello stile.

Ed ecco soffia il vento e si porta lontano
il cappello che mio padre tormentava in una mano
ecco cade la pioggia da un cielo mal disposto
deciso ad impedire le nozze ad ogni costo.

Ed io non scorderò mai la sposa in pianto
cullava come un bimbo i suoi fiori di campo
ed io per consolarla, io con la gola tesa
suonavo la mia armonica come un organo da chiesa.

Mostrando i pugni nudi gli amici tutti quanti
gridarono "per Giove, le nozze vanno avanti"
per la gente bagnata, per gli dei dispettosi
le nozze vanno avanti, viva viva gli sposi.

 



 Fabrizio de Andrè - Nuvole barocche
video



Poi un'altra giornata di luce
poi un altro di questi tramonti
e portali colonne fontane.

Tu mi hai insegnato a vivere
insegnami a partir.

Ma il cielo è tutto rosso
di nuvole barocche
sul fiume che si sciacqua
sotto l'ultimo sole.

E mentre soffio a soffio
le spinge lo scirocco
sussurra un altro invito
che dice di restare.

Poi carezze lusinghe abbandoni
poi quegli occhi di verde dolcezza
mille e una di queste promesse.

Tu mi hai insegnato il sogno
io voglio la realtà.

E mentre soffio a soffio
le spinge lo scirocco
sussurra un altro invito
che dice devi amare
che dice devi amare.


Fabrizio De Andrè - Princesa
video


Sono la pecora sono la vacca
Che agli animali si vuol giocare
Sono la femmina camicia aperta
Piccole tette da succhiare

Sotto le ciglia di questi alberi
Nel chiaroscuro dove son nato
Che l'orizzonte prima del cielo
Ero lo sguardo di mia madre

"Che Fernandinho è come una figlia
Mi porta a letto caffè e tapioca
E a ricordargli che è nato maschio
Sarà l'istinto sarà la vita"

E io davanti allo specchio grande
Mi paro gli occhi con le dita a immaginarmi
Tra le gambe una minuscola fica

Nel dormiveglia della corriera
Lascio l'infanzia contadina
Corro all'incanto dei desideri
Vado a correggere la fortuna

Nella cucina della pensione
Mescolo i sogni con gli ormoni
Ad albeggiare sarà magia
Saranno seni miracolosi

Perché Fernanda è proprio una figlia
Come una figlia vuol far l'amore
Ma Fernandinho resiste e vomita
E si contorce dal dolore

E allora il bisturi per seni e fianchi
In una vertigine di anestesia
Finché il mio corpo mi rassomigli
Sul lungomare di Bahia

Sorriso tenero di verdefoglia
Dai suoi capelli sfilo le dita
Quando le macchine puntano i fari
Sul palcoscenico della mia vita

Dove tra ingorghi di desideri
Alle mie natiche un maschio s'appende
Nella mia carne tra le mie labbra
Un uomo scivola l'altro si arrende

Che Fernandinho mi è morto in grembo
Fernanda è una bambola di seta
Sono le braci di un'unica stella
Che squilla di luce di nome Princesa

A un avvocato di Milano
Ora Princesa regala il cuore
E un passeggiare recidivo
Nella penombra di un balcone

O mato
O céu
A senda
A escola
A igreja
A desonra
A saia
O esmalte
O espelho
O baton
O medo
A rua
A bombadeira
A vertigem
O encanto
A magia
Os carros
A policia
A canseira
O brio
O noivo
O capanga
O fidalgo
O porcalhão
O azar
A bebedeira
As pancadas
Os carinhos
A falta
O nojo
A formusura
Viver

 


Fabrizio de André - Si chiamava Gesù
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Venuto da molto lontano
a convertire bestie e gente
non si può dire non sia servito a niente
perché prese la terra per mano
vestito di sabbia e di bianco
alcuni lo dissero santo
per altri ebbe meno virtù
si faceva chiamare Gesù.

Non intendo cantare la gloria
né invocare la grazia e il perdono
di chi penso non fu altri che un uomo
come Dio passato alla storia
ma inumano è pur sempre l'amore
di chi rantola senza rancore
perdonando con l'ultima voce
chi lo uccide fra le braccia di una croce.

E per quelli che l'ebbero odiato
nel getzemani pianse l'addio
come per chi l'adorò come Dio
che gli disse sia sempre lodato,
per chi gli portò in dono alla fine
una lacrima o una treccia di spine,
accettando ad estremo saluto
la preghiera l'insulto e lo sputo.

E morì come tutti si muore
come tutti cambiando colore
non si può dire non sia servito a molto
perché il male dalla terra non fu tolto

Ebbe forse un pò troppe virtù,
ebbe un nome ed un volto: Gesù.
Di Maria dicono fosse il figlio
sulla croce sbiancò come un giglio


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Poesía: Dante Alighieri - La Divina Comedia - Purgatorio - Canto V - Links



Dante by Andrea del Castagno

CANTO V

De esa sombra me había separado,
y seguía los pasos de mi guía,
cuando detrás de mí, su dedo alzando,                          3

una gritó: «iMirad, que no iluminan
los rayos a la izquierda del de abajo,
y cual vivo parece comportarse!»                                              6

Volví los ojos al oír aquello,
y los vi que miraban asombrados,
sólo a mí, y a la luz que interceptaba.                                         9

«¿Tú ánimo por qué se enreda tanto
‑dijo el maestro‑ que el andar retardas?
¿qué te importa lo que esos cuchichean?                                   12

Deja hablar a la gente y ven conmigo:
sé como aquella torre que no tiembla                             14[L461]
nunca su cima aunque los vientos soplen;                                   15

pues aquel en quien bulle un pensamiento
sobre otro pensamiento, se extravía,
porque el fuego del uno ablanda al otro.»                                  18

¿Qué podía decir si no: « Ya voy»?
Díjelo, más cubriéndome el color
que digno de perdón al hombre vuelve.                         21[L462]

Mientras tanto a través de la ladera
una gente venía hacia nosotros,
cantando el «Miserere», verso a verso.                          24[L463]

Cuando notaron que ocasión no daba
de atravesar los rayos con mi cuerpo,
por un gran «Oh» cambiaron su cantiga;                                    27

y dos de ellos, en forma de emisarios,
corrieron hacia mí y me preguntaron:
«Haznos saber de vuestra condición»                                        30

Y mi maestro: «Bien podéis marcharos
y a aquellos que os mandaron referirles
que el cuerpo de éste es carne verdadera.                                 33

Si al contemplar su sombra se pararon,
como yo creo, baste la respuesta:
hacedle honor, que acaso os aproveche.»                                  36

Tan rápidos vapores encendidos
no vi rasgar el cielo en plena noche,
ni las nubes de agosto en el ocaso,                                            39

 Dante
Adresses Pope Nicholas III
  

como aquellos a lo alto se volvieron,
y junto a los demás dieron la vuelta,
como un tropel sin freno hacia nosotros.                                    42

«Mucha es la gente que a nosotros viene,
y te quieren rogar ‑‑dijo el poeta‑:
mas sigue andando, y caminando escucha.»                               45[L464]

«Oh alma que caminas con aquellos
miembros con que naciste, a ser dichoso,
‑se acercaban gritando‑ aquieta el paso.                                    48

Mira si a alguno de nosotros viste,
para que de él allí noticias lleves:
¡Ah!, ¿por qué sigues? ¡Ah!, ¿por qué no paras?                       51

Todos muertos violentamente fuimos,
y hasta el último instante pecadores;
la luz del cielo entonces nos dio juicio                            54

y, arrepentidos, perdonando, fuera                                            55[L465]
salimos de la vida en paz con Dios,
y el deseo de verle nos aflige.»                                      57

Y yo: «Por más que mire vuestros rostros
no os reconozco: mas si deseáis
algo que pueda hacer, buenos espíritus,                         60

decidmelo y lo haré, por esa paz
que, detrás de los pasos de mi guía,
de mundo en mundo buscar se me hace.»                                  63

Y uno repuso: «Todos nos fiamos                                             64[L466]
de tus bondades sin que nos lo jures,
si es que tu voluntad no es impedida.                                         66

Por lo que yo que hablé antes que los otros,
te ruego, que si ves esa comarca
que está entre la Romaña y la de Carlos,                                   69[L467]


 Dante Astray in the Dunky Wood


que de tus ruegos me hagas cortesía
en Fano, y que por mi bien se suplique,
y las graves ofensas purgar pueda.                                            72

Allí nací, mas los profundos huecos
por los que huyó la sangre en que vivía,
en tierras de Antenor me fueron hechos,                                    75[L468]

donde estar confiaba más seguro:
que lo mandó el de Este, pues me odiaba                                  77[L469]
más de lo que el derecho lo permite.                                         78

Pero si hacia la Mira hubiese huido,                                           79[L470]
cuando fui sorprendido en Oriaco,
aun estaría donde se respira.                                                     81

Corrí al pantano, donde cieno y cañas
estorbaron mi paso y me caí;
y vi mi sangre en tierra hacer un lago.»                           84

Luego otro dijo: «¡Ay, así el deseo                                            85[L471]
se cumpla que te trae a esta montaña,
con piedad bondadosa ayuda al mío!                                        87

Yo nací en Montefeltro, soy Bonconte;
Giovanna y los demás no me recuerdan,                                    89[L472]
y sigo a estos con la frente gacha.»                                            90

Y le dije: «¿qué fuerza o qué aventura
de Campaldino te llevó tan lejos
que tu sepulcro nunca se ha encontrado?»                                 93

«Oh ‑me repuso‑, al pie del Casentino                          94[L473]
un agua corre que se llama Arquiano,
nace en los Apeninos, sobre el Ermo.                                        96

Donde su nombre ya no necesita,                                              97[L474]
llegué con una herida en la garganta,
huyendo a pie y ensangrentando el llano.                                   99




Allí perdí la vista, y mi palabra
terminó con el nombre de María,
y allí al caer mi carne quedó sola.                                              102

Te diré la verdad y tú a los vivos:
un ángel me cogió, y el del Infierno
gritaba: «Oh tú, el del Cielo, ¿por qué quieres                105

privarme de él, llevándote lo eterno,
porque una lagrimilla me lo quita?
mas yo tendré el gobierno de lo otro.»                           108[L475]

«Bien sabes que en el aire se recoge
el húmedo vapor que se hace agua,
en cuanto sube donde encuentra el frío.                         111

Llegó aquel mal querer, que males busca                                   112[L476]
con su sabiduría, y humo y viento
movió con el poder de que es dotado.                                       114

El valle entonces, cuando cayó el día,
se cubrió desde el monte a Protomagno                                    116[L477]
de niebla; y todo el cielo se nubló,                                             117

y el aire denso convirtióse en agua;
cayó la lluvia, y vino a los barrancos
toda la que la tierra no absorbía;                                               120

y como se juntara en torrenteras,
tan veloz en el rfo principal
cayó, que nada pudo retenerla.                                     123

Mi cuerpo helado, en donde desemboca
halló al soberbio Arquiano: y éste al Arno
lo arrastró, deshaciendo de mi pecho                                        126

la cruz que hiciera del dolor vencido;
me volteó en la orilla y en el fondo,
y me cubrió y ciñó con sus botines.»                                          129[L478]

«Ay, cuando al mundo regresado hayas,
y descansado de la larga ruta
‑siguió un tercer espíritu al segundo‑                                          132[L479]

recuerdame, soy Pía, me hizo Siena,
Maremma me deshizo: bien lo sabe
aquel que, luego de poner su anillo,                                           135
con su gema me había desposado.»                                           136[L480]    



Referencias:
http://www.ciudadseva.com/textos/poesia/ita/dante/dc2.htm





Poesía: Dante Alighieri - La Divina Comedia - Purgatorio - Canto V - Links









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