martes, 30 de abril de 2013

Poesie: William Shakespeare - Sonetto 11 Svelta come declini - 12 Quando io ascolto i rintocchi del tempo - 13 Se tu restassi tua - Links



Sonetto 11 - XI


                Svelta come declini, tu rinasci
                nei figli, a ristorare quel che langue;
                resterà tuo, se gioventù ti lasci,
                l’avallo che concedi al nuovo sangue.
                Qui trovi senno, qui prosperità:
                altrove, un folle gelo di vecchiaia.
                Chi come te si nega al tempo, fa
                che in pochi inverni il mondo già scompaia.
                Lascia chi nasce a un fato che non dura
                anonimarsi d’una morte grama;
                più chiede a chi più dà madre natura,
                che a frutto di sua dote ti richiama.
                Matrice naturale, a te la cura
                di generosa prole imperitura.
 

 Sonetto 12 - XII

                Quando io ascolto i rintocchi del tempo
                e un dì superbo in notte odiosa affonda,
                quando osservo una viola che si sfronda
                coi ricci neri striati d’argento,
                quando spoglie vedo imponenti piante
                che al gregge da calura erano schermo,
                e il verde estivo nei covoni fermo
                sul carro con le barbe ispide e bianche,
                “Vivrà la tua bellezza”, è il mio timore,
                “che fra i resti del tempo deve andare?“
                Ché cosa dolce e bella non può stare
                e, appena un’altra vede crescer, muore.
                Alla falce del tempo tutto cede,
                se, vinto, non lo sfidi in un erede.
            
                [traduzione di Rocco Minerva]
 

 Sonetto 13 - XIII


                Se tu restassi tua! ma ti possiedi
                soltanto per il lasso di una vita.
                Contro la fine appronta i tuoi rimedi,
                affida ad altri la forma squisita.
                Né mai decada il patto che ti presta
                questa bellezza, sì che dopo morta
                ritorni a possedere quel che resta
                di te, per quella prole che ti porta.
                Tanta dimora chi vorrebbe persa,
                che per durare chiede un buon governo
                contro il vento d’inverno che riversa
                dentro lande di rabbia un gelo eterno?
                Pròdigo scialo, amore, niente più.
                Avesti madre: sii madre anche tu.


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