sábado, 19 de octubre de 2013

Poesie: William Shakespeare - Sonetto 23 Come un pessimo attore in scena - 24 Il mio occhio... - 25 Lascia che i favoriti dalle stelle - Links







 Sonetto 23 - XXIII

            Come un pessimo attore in scena
            colto da paura dimentica il suo ruolo,
            o come una furia stracarica di rabbia
            strema il proprio cuore per impeto eccessivo,

               Anch’io, sentendomi insicuro, non trovo le parole
            per la giusta apoteosi del ritual d’amore,
            e nel colmo del mio amore mi par mancare
            schiacciato sotto il peso della sua potenza.

               Sian dunque i versi miei, unica eloquenza
            e muti messaggeri della voce del mio cuore,
            a supplicare amore e attender ricompensa
            ben più di quella lingua che più e più parlò.

               Ti prego, impara a leggere il silenzio del mio cuore:
            è sottile intelletto d’amore intendere con gli occhi.



Sonetto 24 - XXIV

            Il mio occhio s'è fatto pittore ed ha tracciato
            L'immagine tua bella sul quadro del mio cuore;
            Il mio corpo è cornice in cui è racchiusa,
            Prospettica, eccellente arte pittorica,
            Ché attraverso il pittore devi vederne l'arte
            Per trovar dove sia la tua autentica immagine dipinta,
            Custodita nella bottega del mio seno,
            Che ha gli occhi tuoi per vetri alle finestre.
            Vedi ora come gli occhi si aiutino a vicenda:
            I miei hanno tracciato la tua figura e i tuoi
            Son finestre al mio seno, per cui il sole
            Gode affacciarsi ad ammirare te.
            Però all'arte dell'occhio manca la miglior grazia:
            Ritrae quello che vede,
            ma non conosce il cuore.




 Sonetto 25 - XXV


                Lascia che i favoriti dalle stelle
                vantino onori e titoli d’orgoglio
                mentre io, cui la sorte vien ribelle,
                colgo le gioie schive che più voglio.
                Il favore dei grandi – un chiaro fiore,
                vanità di vanessa nella sera,
                gloria che in un levar di ciglio muore,
                memento di se stessa, tomba altèra.
                Il gran guerriero, insigne vincitore
                di mille scontri, per la prima resa
                vien defalcato dall’albo d’onore,
                vanificata la fatica spesa.
                Beato chi adorato adora, dove
                il nome iscritto resta, e non si muove.





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