domingo, 28 de julio de 2013

Poesie: William Shakespeare - Sonetto 20 Volto di donna - 21 Non puo dirsi di me - 22 Non crederò alle rughe - Links





Sonetto XX

Volto di donna natura ha dipinto
Al re-regina della mia passione;
Cuore gentile di donna ha respinto
Ciò che false donne incostanti pone;
Occhio più chiaro e meno falsa occhiata
Che muta in oro ciò su cui si posa;
Da forma di uomo ogni cosa è formata,
Ruba occhio d’uomo e a donna anima sposa.
Come donna in origine nascesti,
Natura nel crearti subì emozione,
Io privato da ciò che tu prendesti,
Un’aggiunta che per me è sottrazione.
Se ti eresse al femminile piacere
Sia mio l’amare e per loro il godere.

Trad.Fabio Ciaramaglia


Sonetto XXI


Non può dirsi di me come di quella musa,
mossa a comporre versi da una bellezza dipinta,
che il cielo stesso usa per ornamento
e ogni cosa bella ripete della sua bella,

   Accoppiandola in superbi paragoni
con sole e luna, con ricche gemme di mare e terra,
con i primi fiori d’aprile ed ogni cosa rara
che l’aer del cielo in quest’immenso tondo chiude.

   Oh, che io, sincero in amore, sinceramente scriva,
e allora, credimi, il mio amore è altrettanto bello
di qualsiasi figlio di donna, pur se non così splendente
come quelle candele d’oro infisse nell’aere celeste.


   Dicano di più quelli cui piace il sentito dire;
io non vanterò ciò che non intendo vendere.


  Altre traduzione

Io non sono come quella Musa
ispirata alla poesia da bellezze artefatte,
che usa come ornamento il cielo stesso
ed ogni beltà compara al suo splendore,

raggruppando in solenni paragoni
sole, luna, terra e del mar le ricche gemme,
i primi fiori dell'Aprile e quanto di prezioso
racchiude il firmamento in questa immensa volta.

Onesto in amore, permettete ch'io scriva il vero
e poi credetemi, il mio amore è bello quanto
il figlio di ogni madre, anche se non brilla

come quei lumi d'oro fissi nel firmamento:
lasciate esagerare chi ama frasi di grande effetto;
io non vanterò chi non intendo vendere.



Sonetto 22 - XXII

Non crederò alle rughe nel mio specchio
finché la gioventù ti sia consorte,
finché tu non palesi il fregio vecchio
che a me pure sarà preludio a morte.

Quel nitore che tutta ti colora
è il pavese sontuoso del mio cuore
che nel tuo petto, e il tuo nel mio, dimora:
come, per anni, ti sarei maggiore?

Perciò sii cauta, amore, del tuo bene
e io del tuo, che porto in gelosia
nel mio: come la buona balia tiene

sicuro il bimbo dalla malattia.
Morto il mio cuore, il tuo farà lo stesso:
donato a me, non ti sarà rimesso.



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