viernes, 27 de febrero de 2015

Poesia: Federico Garcia Lorca in italiano - Patio - Ballata della Piccola Piazza - Crocevia - Ora stellata - Links






PATIO

I ragni
correvano sui lauri.

Il caso
ridiventa neve,
e gli anni addormentati
oramai osano
inchiodare i telai
dell'eterno.

La Quiete fatta sfinge
si burla della Morte
che canta malinconica
in un gruppo
di cipressi lontani.

L'edera delle gocce
tappezza le pareti
gonfie di arcaici
miserere.

Oh vecchia torre! Piangi
le tue lagrime moresche
in questo patio scuro
senza fontana.

I ragni
correvano sui lauri.

1920





BALLATA DELLA PICCOLA PIAZZA

Cantano i bambini
nella notte quieta;
ruscello chiaro,
fonte serena!

I BAMBINI

Che cosa c'è nel tuo divino
cuore in festa?

IO

Un rintocco di campane
perdute nella nebbia.

I BAMBINI

Ecco ci lascia cantare
nella piccola piazza.
Ruscello chiaro,
fonte serena!
Che cosa hai nelle tue mani
di primavera?

IO

Una rosa di sangue
e un giglio.

I BAMBINI

Bagnali nell'acqua
della canzone antica.
Ruscello chiaro,
fonte serena!
Che cosa c'è nella tua bocca
rossa e assetata?

IO

Il sapore delle ossa
del mio teschio.

I BAMBINI

Bevi l'acqua queta
della canzone antica.
Ruscello chiaro,
fonte serena!
Perché ti allontani
dalla piccola piazza?

IO

Vado in cerca di maghi
e di principesse.

I BAMBINI

Chi ti ha mostrato il cammino
dei poeti?

IO

La fonte e il ruscello
della canzone antica.

I BAMBINI

Te ne vai lontano, molto lontano
dal mare e dalla terra?

IO

Si è riempito di luci
il mio cuore di seta,
di campane sperdute,
di gigli e di api,
ed io andrò molto lontano,
oltre quei monti,
oltre i mari,
vicino alle stelle,
per chiedere a Cristo
Signore che mi ridia
il mio cuore antico di bambino,
maturo di leggende,
con il berretto di piume
e la sciabola di legno.

I BAMBINI

Ecco lasciaci cantare
nella piccola piazza,
ruscello chiaro,
fonte serena!

Le pupille enormi
delle fronde secche
ferite dal vento,
piangono le foglie morte.

1919





CROCEVIA

O che dolore tenere
versi nella lontananza
della passione e il cervello
tutto macchiato d'inchiostro!

O che dolore non avere
la fantastica camicia
dell'uomo felice: la pelle
tappeto di sole - abbronzata!

(Intorno ai miei occhi
sciami di lettere girano.)

O che dolore il dolore
antico della poesia,
questo dolore colloso
così diverso dall'acqua pulita!

O dolore di lamentarsi
per bere la vena lirica!
O dolore di fonte cieca
e di mulino senza farina!

O che dolore non avere.
dolore e passare la vita
sopra l'erba incolore
del sentiero confuso!

O profondo dolore,
il dolore dell'allegria,
vomero che ci apre i solchi
dove fruttifica il pianto!

(Da una montagna di carta
spunta la luna fredda.)
O dolore della verità!
O dolore della bugia!

Luglio 1920





ORA STELLATA

Il rotondo silenzio della notte
sul pentagramma
dell'infinito.

Esco nudo per la strada,
gonfio di versi
perduti.
Il nero, forato
dal canto del grillo,
ha questo fuoco fatuo,
morto,
del suono.
Questa luce musicale
che percepisce
lo spirito.

Gli scheletri di mille farfalle
dormono nel mio recinto.
C'è una giovinezza di brezze impazzite
sopra il fiume.

1920




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